Sorge sul punto più alto del paese, isolata, si specchia sul Tirreno e domina su un orizzonte vastissimo, con un panorama bellissimo ed incantevole. Ogni vecchiarella di questo popolo ripete con semplicità l’antica tradizione popolare secondo la quale fu la stessa Santa Domenica a scegliere questo posto: “Si accumulava la pietra per edificare la chiesa ad altro posto, al centro del villaggio, al mattino si trovava trasportata in questo luogo”.

Cenni storici
Il Sac. Giuseppe Petracca da Ricadi, che governò la parrocchia per 53 anni, nel 1834, all’inizio del suo ministero, trovò la chiesa angusta per l’accresciuta popolazione (dallo “stato d’anime” del 1837, compilato dal Sac. economo Pasquale Petracca, la parrocchia aveva 732 anime, compresi gli abitanti del territorio di Tropea).
Fece suo il desiderio del popolo e con zelo e sacrifici iniziò nel 1836 i lavori di ampliamento. La chiesa si arrestava allora alla porta minore, in tutto 17 m. di lunghezza. Fu costruita l’abside, la sagrestia con retro l’archivio e la canonica; nel 1872 l’attuale campanile (il precedente si trovava vicino alla porta piccola lato mare) ed infine fu iniziata e completata la navata laterale. I lavori fatti a tappe durarono per un quarantennio.
Il prospetto attuale è del 1911; al centro domina l’immagine di Santa Domenica su maioliche, opera della ditta Gaetano Campagna di Napoli, e una lapide marmorea a ricordo della sua consacrazione: l’una e l’altra sono del 1922.
All’interno:
Entrando, lo sguardo si posa sull’insieme: tutto è bello e armonizzato ed invita al rispetto, al raccoglimento, alla preghiera, secondo l’espressione scritta in alto tra la navata e l’abside: “ Domus mea domus orationis vocabitur “.
A destra di chi entra la pila in pietra dell’acqua santa del 1583 e recentemente ripristinata; fu posta la prima volta dal parroco Pietro Fusca, che resse la cura dal 1565 al 1594, nel suo 18° anno di ministero parrocchiale. Attorno si legge: “Die XVIII Luglio I. S. (ipse scripsit) 18 Petrus Fusca rector”.
La volta è a botte, a tutto sesto, riccamente decorata con stucchi e “l’anno 1897” che si legge in alto, al centro, ricorda che fu ribenedetta dal parroco di allora Sac. P. Saragò dopo i lavori di restauro del 1895-96, durante i quali il soffitto in tavole fu sostituito dall’attuale volta. Si ritiene che tutte le decorazioni in gesso siano opera dei fr.lli Gangemi di Polistena.
La statua di Santa Domenica, Protettrice del paese, che troneggia sull’altare maggiore, è del 1890 circa e si ignora il suo autore. Di certo, secondo appunti esistenti in archivio, si sa che fu scolpita, imitandola, per sostituire la vecchia statua rovinata dalla tarlatura, opera (1848 circa) dei Bagnati di Tropea, poi bruciata nel 1900.
Al centro dell’altare maggiore si erge l’artistico settecentesco tabernacolo in marmo intarsiato con in alto la colomba dello Spirito Santo e la porticina in argento.
In alto (prima sul lato sinistro dell’altare) è collocato un organo, opera di Domenico Roppi, datato 1845. Sulle pareti della navata centrale dominano quattro quadri del ‘700, di scuola napoletana, raffiguranti scene evangeliche, mentre il quadro della Madonna del Rosario sempre dello stesso periodo, posto in alto alla cantoria, sembra di mano più esperta; si ignora il loro autore.
Nella nicchia, entrando, a destra, nella navata laterale, si trova la statua di S. Nicola, opera di Messina Fortunato di Tropea, scolpita in legno di gelso, in sostituzione di un’altra a mezzo busto rovinata dal tarlo, nella casa di campagna del suo fondo Riaci, circa il 1888. La statua dell’Addolorata, sita nella medesima navata (detta la “Chiovana” perché in tempi passati il 21 novembre si faceva in suo onore una processione per invocare la pioggia), è di scuola serrese (Serra S. Bruno), la si fa risalire al 1600.

Gli ultimi restauri:
In quest’ultimo ventennio si sono resi necessari molti lavori di restauro, rispettando sempre lo stile e la struttura della chiesa.

Si è provveduto al rifacimento del tetto, all’intera pavimentazione in marmo, al rifacimento degli intonaci laterali esterni e alla completa ripitturazione dell’interno (G. Tarantino). L’altare centrale (ditta Giuseppe Messina di Rosarno) disposto secondo le nuove norme del Conc. Vat. Il dono della famiglia Raffaele Di Bella in ricordo del figlio Francesco, morto in un incidente aereo ad Abu Dhabi. Nella cappella del S. Cuore é sistemata una Via Crucis, in tono moderno, del pittore compaesano Pino Schiti. Ultimamente nel 1991 é stato costruito il fonte battesimale; il battistero, scolpito in legno d’ulivo raffigurante i 4 simboli degli Evangelisti e “l’albero della vita” e il grandioso quadro di Cristo Redentore tra la gente di S. Domenica sono dono degli eredi di Mico Mazzitelli ( meglio conosciuto come “ cumpare Micu u sacristanu “ morto nel Gennaio 1990, per circa 40 anni sagrestano di questa chiesa, simpatica figura, compianta da tutto il paese: le due opere sono di Reginaldo D’Agostino, nostro conterraneo di Spilinga, noto scultore e pittore: pure suo il restauro delle statue di Santa Domenica (1973) successivamente restaurata in una bottega d’arte di Mileto e dell’Addolorata (1991), restituite agli antichi colori e sembianze. Sempre dello stesso artista é il quadro di S.Giuseppe Moscati, dono della famiglia Loiacono Laura nel 1988. Il portone di bronzo con scene della vita di Santa Domenica è opera dell’artista locale Pino Schiti (1998).
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