
Santa Domenica: la vita, il martirio e il ritorno delle reliquie a Tropea
La storia di Santa Domenica, vergine e martire, è profondamente intrecciata con la fede e l’identità religiosa di Tropea. Le fonti liturgiche antiche, i codici greci e latini e le tradizioni popolari tramandano con devozione le sue gesta, la sua fede incrollabile e i prodigi che ne accompagnarono la vita e la morte.
La vita e il martirio
Santa Domenica nacque in Campania da Doroteo ed Eusebia (o Arsenia), genitori cristiani che, privi di figli, avevano invocato il dono di una prole da consacrare al Signore. Nata in giorno di domenica, venne chiamata Domenica (in greco Ciriaca) e fu educata alla fede e alla verginità.
Durante la persecuzione di Diocleziano, la famiglia fu denunciata come cristiana: i genitori vennero esiliati, mentre Domenica fu processata prima da Massimiano e poi dal preside Ilariano. Nonostante torture e minacce, la giovane rifiutò sempre di sacrificare agli dèi pagani.
Subì fustigazioni, fu gettata nel fuoco che miracolosamente si spense, esposta alle fiere che invece si inginocchiarono ai suoi piedi, e sopravvisse a ogni supplizio. Alla fine, condannata a morte, chiese tempo per pregare, benedisse i cristiani che la seguivano e si consegnò al Signore. Era il 6 luglio del 303, quando il suo spirito, secondo la tradizione, salì al cielo tra le mani degli angeli.
La traslazione del corpo a Tropea

La devozione racconta che le reliquie della Santa furono traslate miracolosamente a Tropea, città che da allora la venerò come Patrona. La comunità tropeana custodì con grande cura il sacro corpo, considerato fonte di grazie e protezione.
Durante le incursioni saracene, per timore di profanazioni, le reliquie furono nascoste, ma con il passare dei secoli si perse la memoria del luogo. Ricerche e tradizioni popolari mantennero vivo il desiderio di ritrovarle, e nel 1782 vennero recuperati frammenti di ossa attribuiti a una giovane martire, coerenti con l’età di Santa Domenica.
Una parte delle reliquie, tuttavia, era stata trasferita segretamente in Sicilia, a Vizzini, dove si conservavano cranio e ossa principali della Santa.
Il ritorno a Tropea
Solo nel 1893, grazie all’impegno del vescovo di Tropea, di quello di Caltagirone e con l’autorizzazione della Santa Sede, parte delle reliquie furono restituite. Il 1° luglio 1893 Tropea visse un giorno memorabile: processioni solenni, inni, statue e l’intera città riunita per accogliere l’urna contenente i resti della Patrona, esposti poi sull’altare maggiore del Duomo.
L’evento ebbe grande risonanza anche nella stampa cattolica nazionale, confermando la centralità di Santa Domenica nella vita spirituale e civile di Tropea.
Fonti
- Codice greco Ambrosiano, Biblioteca Ambrosiana di Milano.
- Acta Sanctorum Iulii, Venezia, 1747, tomo I, p. 270.
- Responsori e Sequenze della liturgia greca, Biblioteca Università di Messina (Archimandritato del SS. Salvatore dei Basiliani).
- Breviario Gallicano, Lezioni latine trasmesse da Antonio Beatillo S.J., Collegio di Tropea.
- Antonio Barone, Vita di Santa Domenica, Napoli, 1690.
- Cronaca del Campesi (ms.).
- Can. Giuseppe Scrugli, appunti di storia patria (inediti).
- Autentica di Mons. Ignazio Gandolfo, 27 giugno 1773, Vizzini (Catania).
- Sacra Congregazione dei Riti, rescritto del 17 aprile 1893.
- Cronache e giornalismo cattolico italiano, luglio 1893.
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