Santa Domenica

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di Michele Furchì Sono un cittadino di Santa Domenica e sono davvero onorato di esserlo. Il paese si stende come un triangolo, fino a coprire tutta la parte antica; le nuove costruzioni ormai sono diventate dieci volte di più rispetto a quelle di un tempo. Ricordo ancora le baracche costruite dai soldati dopo il terribile…

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Mastro Melo il calzolaio

di Michele Furchì

Sono un cittadino di Santa Domenica e sono davvero onorato di esserlo. Il paese si stende come un triangolo, fino a coprire tutta la parte antica; le nuove costruzioni ormai sono diventate dieci volte di più rispetto a quelle di un tempo.

Ricordo ancora le baracche costruite dai soldati dopo il terribile terremoto del 1908, che distrusse paesi interi. In una di quelle baracche, dove il freddo e la pioggia erano di casa, viveva un calzolaio con una numerosa famiglia.

Il suo nome di battesimo era Russo Omero, ma noi, per abbreviare o per affetto, lo chiamavamo Mastro Melo.

Mastro Melo era un bravissimo calzolaio, capace persino di fare scarpe nuove. Ma in quel tempo pochi potevano permettersele, così riparava le scarpe come poteva, utilizzando qualche pezzetto di suola rimasta da una scarpa vecchia da buttare.

Quando doveva lucidarle, non avendo la famosa cromatina e neppure i soldi per comprarla, gli sputava sopra e, con una spazzola ormai quasi consumata, strofinava tanto da farle diventare un po’ lucide con la saliva.

Alla fine della giornata andava per le campagne a consegnare il lavoro e portava a casa qualche paniere con della frutta o qualche chilo di fagioli. I contadini conoscevano le sue difficoltà e gli davano volentieri un po’ di più.

Prima di rientrare a casa, passava da una bettola e si beveva qualche bicchiere, anche perché all’epoca non esisteva il palloncino, e non potevano certo ritirargli il somaro a chi lo aveva.

Una volta diede il paniere all’oste dicendo:
«Tienimelo, che devo andare qui vicino a consegnare un paio di scarpe.»

Quando il pover’uomo tornò, bevve ancora un altro bicchiere e poi gli chiese il suo paniere.
L’oste, che era fracido d’alcool, gli rispose:
«Quale paniere?»
«Quello che vi ho lasciato poco fa!»
«A me non hai dato niente!» ribatté l’oste.
«Come niente? Dammi il mio paniere!»
«No,» ripeteva l’oste, «io panieri non ne ho.»

Così il povero Mastro Melo tornò a casa senza cibo per sé e per la famiglia.

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