Mentre i turisti godono delle spiagge e dei sapori di Santa Domenica, sotto i loro piedi dorme un archivio straordinario. Il sottosuolo di questo territorio è tra i più ricchi di Calabria per testimonianze preistoriche e paleontologiche: tombe dell’età del bronzo, fossili del Miocene, resti di una villa romana e tracce di insediamenti paleocristiani. Un libro di pietra che aspetta ancora di essere letto per intero.

Le tombe a grotticella dell’età del bronzo
I ritrovamenti più significativi sono le tombe a grotticella artificiale della contrada Bagneria, risalenti all’età del bronzo antico (XVI sec. a.C.). Scavate nel 1977 dal Gruppo Archeologico di Tropea, queste sepolture in grotta hanno restituito un corredo funerario di straordinario interesse: perline di faience e due vasi di forma globulare che collegano la cultura locale alla facies siciliana di Rodi-Tindari-Vallelunga.
La tomba 5, in particolare, è considerata l’unica sepoltura in grotta ancora inviolata in tutta la Calabria. Un primato che rende questo sito unico nel panorama archeologico regionale. Molti reperti originari di Ricadi dalla preistoria all’età greco-romana sono oggi conservati nei Musei di Reggio Calabria e di Nicotera.
I fossili del Miocene: denti di squalo e coralli tropicali
La peculiare morfologia del territorio di Ricadi — con terrazzamenti a gradoni su strati fossiliferi del Miocene — permette di trovare facilmente, anche in superficie, testimonianze di un mare tropicale che copriva questa zona milioni di anni fa. Conchiglie di specie oggi estinte, coralli, e soprattutto denti di squalo: reperti che i locali trovano ancora oggi tra i campi e lungo le scarpate.
A questi si aggiungono parti scheletriche di mammiferi marini e continentali, testimonianza di una fauna ricchissima che abitava questo angolo del Mediterraneo prima che l’uomo comparisse sulla scena. Il Museo Archeologico e Paleontologico di Santa Domenica, nel palazzo Fazzari in via Roma, raccoglie i reperti più significativi di questa straordinaria eredità naturale.
La villa romana e il porto di Formicoli
In età romana, nella località Suvarito, sorgeva una grande villa rustica latifondistica che controllava tutto il territorio. Il suo terminale marittimo era la località Formicoli — quasi certamente l’antico Forum Herculis — da cui partivano carichi di olio, vino e grano verso i mercati del Mediterraneo. Nel 1930, durante l’impianto di un aranceto, venne alla luce una struttura ipogea probabilmente appartenente a questa villa.
In prossimità della marina di Formicoli, gli scogli emersi sono ritenuti i resti di un antico porto di epoca romana. Resti di anfore, monete e tessere pavimentali di mosaico sono ancora frequenti nel territorio: testimonianze silenziose di una ricchezza che questo lembo di Calabria conobbe duemila anni fa.
Le necropoli paleocristiane
Resti di necropoli paleocristiane sono stati individuati in diverse zone del comune: a Ricadi, Brivadi, San Nicolò e Santa Domenica. Queste sepolture, risalenti ai primi secoli del cristianesimo, testimoniano la precoce diffusione della fede cristiana in questo territorio — coerente con la tradizione secondo cui Santa Domenica stessa nacque qui nel 287 d.C.
Un territorio che sembra ordinario in superficie, ma che sotto ogni campo, ogni scogliera, ogni sentiero custodisce millenni di storia. Basta sapere dove guardare.
Fonti
- Comune di Ricadi, sezione storica ufficiale — conferma la scoperta del 1977 in contrada Bagneria
- TropeaMagazine, Ricerche Archeologiche su Tropea e Dintorni di Alfonso Lo Torto — dettagli sulla facies Rodi-Tindari-Vallelunga
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